Discours prononcé à l’Université La Sapienza, à Rome, le jeudi 21 janvier 2016

Discours prononcé à l’occasion de l’ouverture de l’année académique 2015-2016, 713e année depuis la fondation de l’Université, en présence du Président de la République italienne Sergio Mattarella.

Signor Presidente della Reppublica,

Magnifico Rettore,

Illustri colleghi,

Signore e Signori,

Desidero innanzitutto esprimere il mio sentito ringraziamento per avermi invitato a partecipare all’inaugurazione dell’anno accademico 2015-2016 di una delle più grandi ed antiche università europee, in questo campus, opera dell’architetto Marcello Piacentini.

La mia presenza oggi tra voi conferma l’importanza delle reti accademiche internazionali.

La mobilità degli studenti, dei ricercatori e dei docenti è una realtà quotidiana. L’internazionalizzazione delle comunità studentesche ed, al contempo, del corpo docente all’interno di ogni ateneo rappresenta uno dei principali fattori di notorietà.

Da tempo consapevole dell’importanza della collaborazione internazionale tra atenei, l’Université libre de Bruxelles ha promosso, 25 anni fa, l’istituzione della rete UNICA che oggi raggruppa 46 università di 35 capitali europee. La rete arricchisce ogni suo membro – tra i quali la vostra Università che ne assume oggi la Presidenza – permettendo gli scambi, agevolando la mobilità e creando legami che promuovono una collegialità rafforzata.

Il mondo universitario è oggi più che mai sinonimo di universalità. Non si tratta, tuttavia, di un’“universalità” da intendersi in senso esclusivamente geografico, ma di un invito a dedicarsi a questioni sociali, economiche e politiche. Da oltre 700 anni, direttamente o indirettamente, il vostro Ateneo svolge un ruolo fondamentale nello sviluppo dell’Italia e, oggi, dell’Europa. I vostri docenti e i vostri alumni, tra i quali sono annoverati Presidenti della Repubblica italiana, ne sono gli artefici.

Oggi più che mai l’Europa ha bisogno di tutte le sue energie, in particolare delle sue università, per affrontare le sfide del nostro secolo. È certo ovvio che la nostra società basata sulla conoscenza non può svilupparsi senza una forte implicazione delle università, ma il nostro ruolo s’impone altresì in altri ambiti.

Tra le sfide che l’attualità ci propone, permettetemi di citarne una, quella dell’immigrazione. In Italia, l’esempio offerto da Riace merita tutta la nostra attenzione, il coraggio e l’impegno di Giusi Nicolini, sindaco di Lampedusa, ai confini dell’Europa, merita il nostro rispetto, ma soprattutto il nostro sostegno.

A riprova del ruolo centrale delle università nell’accoglienza dei rifugiati (e tra loro, in particolare, dei ricercatori), l’Université libre de Bruxelles ha deciso di bandire 10 cattedre loro destinate. La tragedia che colpisce oggi il Medio Oriente non può lasciarci indifferenti. Quando Daesh distrugge le testimonianze del passato siriano, non fa che dimenticare il motto della vostra università: “Il futuro è passato qui”. E vi si oppone. Dice Ernest Renan che “I veri uomini del progresso sono coloro che hanno come punto di partenza un rispetto profondo per il passato”. La Sapienza, perfino nella sua politica sui Massive Open Online Courses, difende l’importanza del patrimonio culturale per lo sviluppo della nostra società moderna. Capite quindi perfettamente che è la nostra visione del mondo ad essere distrutta facendo esplodere il tempio di Baal a Palmira. Come non accogliere, dunque, i nostri colleghi del Medio Oriente che cercano un rifugio lontano dalla loro patria? Come non mostrare che il mondo accademico è un mondo di apertura, di accoglienza? Come non cogliere quest’occasione per promuovere il nostro universalismo?

Signor Presidente della Repubblica,

Magnifico Rettore,

Illustri colleghi,

Signore e Signori,

Vi auguro un sereno anno accademico, nell’auspicio che possiate proseguire la vostra lunga storia a servizio della conoscenza, della sua condivisione e del suo ruolo nello sviluppo armonioso delle nostre società.